Varie

I soldi di tutti e l’autodichia

 

Da G.Amato Il 30 settembre 2012 http://www.giulianoamato.it/i-soldi-di-tutti-e-lautodichia/

 

La chiamano autodichia e in principio si riferisce alla facoltà riconosciuta ai parlamenti di affidare a propri organismi interni ( e non ai giudici) le controversie che sorgono, appunto, al loro interno. In senso lato si riporta sotto lo stesso ombrello dell’autodichia la facoltà di tutte le assemblee di rango costituzionale (camere e consigli regionali, perciò) di autogestire tutto ciò che attiene alla propria né di organi terzi. E quindi, fra l’altro, fare il proprio bilancio, allocare fra le varie voci i soldi a disposizione, controllare come vengono spesi.

Davanti a questa sfera così robustamente protetta da occhi e controlli indiscreti c’è una cosa che colpisce.  Fra le prerogative non dei parlamenti, ma dei parlamentari c’è che – come scrive la nostra Costituzione-  “non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”. Questa immunità è sempre stata considerata essenziale per garantire la libertà di critica e la libertà di svelare fatti scomodi di cui si nutre una democrazia. Ed è quindi la prima e la più rispettata fra le prerogative dei parlamentari.

Eppure incontra essa stessa un limite, che la Corte Costituzionale ha più volte ribadito. Le opinioni per le quali il parlamentare non può essere perseguito sono quelle che esprime nell’esercizio delle sue funzioni, non quelle che va dicendo in giro, magari insultando gli altri o attribuendo loro fatti non veri in una trasmissione televisiva o altrove, così come può fare chiunque altro. Se questo accade, i giudici possono liberamente perseguirlo.

E allora mi chiedo: i gruppi parlamentari e consiliari, così come i loro componenti, ricevono del danaro pubblico per la medesima ragione, per l’esercizio cioè delle loro funzioni. E se li usano per altri fini, per fare feste, per fare viaggi di piacere, per pagarsi gli stessi eventi elettorali (i quali- si badi- non rientrano nell’esercizio delle loro funzioni, perché li riguardano come candidati, non come eletti), il tutto deve essere coperto dall’ombrello dell’autodichia?

Qualcuno dirà. Già, ma nel caso di opinioni diffamatorie c’è una persona lesa ed è questa ad attivare il giudizio.  E perché, là  c’è un diritto leso  mentre qui invece non ci sarebbe?  I soldi che non sono di qualcuno in particolare, ma di tutti sono quindi di nessuno?

E’ evidente che non è così ed è altrettanto evidente che noi abbiamo vissuto sino ad oggi con un grosso buco, nel quale qualunque profittatore ha potuto infilarsi e nascondersi. E il buco nasce dall’assenza di controlli esterni sull’uso delle risorse finanziarie oggi gestite in regime di autodichia. Nel rapporto che avevo fatto settimane fa al Presidente Monti avevo segnalato che, oltre al finanziamento dei partiti, c’era una grossa vena, rivelatasi già in passato emorragica, rappresentata dall’ulteriore e diverso finanziamento, interno alle Camere e ai consigli regionali,  a beneficio dei gruppi e dei loro componenti. Rimanga pure nell’autonomia parlamentare e consiliare stabilire quanto e a chi deve andare (nei limiti delle risorse assegnate). Ma non c’è nessuna violazione dell’autodichia se fatture e rendiconti vengono trasmessi a revisori esterni, abilitati, per esempio, a promuovere il giudizio di responsabilità contabile davanti alla Corte dei Conti ogni volta che ritengono improprio l’uso che è stato fatto dei soldi di tutti.